lunedì 23 febbraio 2015

Ramazzini e le malattie professionali degli intellettuali

Bernardino Ramazzini (Carpi, 1633 – Padova, 1714) è considerato il creatore della medicina del lavoro e della difesa sociale del lavoratore. La sua fama si deve al De morbis artificum diatriba (Padova, 1700), opera di grande e duraturo successo, citata anche da Adam Smith e Karl Marx, rimasta insuperata per un secolo e mezzo e ancora operativamente consultata negli ultimi decenni del secolo scorso. Tra le varie categorie di lavoratori prese in esame, dai minatori ai chimici, dai calzolai ai fabbri, dalle balie ai domatori di cavalli, ha colpito la mia curiosità la lunga Dissertazione delle malattie de' Letterati, dove il termine indica, in una accezione molto vasta, tutti coloro che sono impegnati in attività intellettuali e liberali. Mi avvalgo della traduzione dal latino che fece l'abate Chiari diPisa per l'edizione italiana pubblicata a Venezia nel 1745. Sulla figura e l'opera del Ramazzini consiglio a chi voglia approfondire il bell'articolo pubblicato su Scienza in rete da Franco Carnevale.
“I Letterati, adunque, i quali, come dice il Ficino (de Stud.val.tu, c.3) quantum mente & cerebro negotiosi sunt, tantum corpore otiosi sunt, quasi tutti n’incontrano le malattie della vita sedentaria, se eccettueremo quei Medici, che si portano alle case per visitare l’infermi. Si sa comunemente, che l’uomo divien scienziato con istar a sedere; sedendo adunque giorno, e notte fra’ diletti letterari, non risentono i danni del corpo fin’a che quelle cagioni non conosciute delle loro malattie, avanzatesi ben bello, non gli abbiano confinati nel letto. Già n’accennammo di sopra quai nocumenti arrechi la vita sedentaria onde su di ciò non mi tratterrò più a lungo. (…) 
Infatti, generalmente parlando, tutt’i Letterati sogliono patire di debolezza di stomaco. At imbecilles stomacho, quo in numero magna pars urbanorum est, omnesque pene literarum cupidi & c. diceva Celso. Attesoche quasi niuno ritrovasi che seriamente attende alle lettere, il quale non abbia motivo di lamentarsi della languidezza di stomaco; perché mentre il cervello digerisce quelle cose che l’ardor di sapere, e l’appetito delle scienze gli suggerisce, malamente lo stomaco può digerire que’ cibi che messi dentro vi sono, val a dire per essere distratti gli spiriti animali, ed occupati circa il lavoro dell’intelletto, oppur non influendo pienamente gli spiriti medesimi come ricercherebbe il bisogno verso lo stomaco, a motivo di una gagliarda contrazione delle fibre nervose, e di tutto il sistema de’ nervi impiegati negli studj sublimi. (…) 
Quindi dunque n’anno origine le indigestioni, una quantità di fiati, pallidezza, e macilenza di tutto il corpo per essere abbandonate le parti dal suo succo geniale, in somma tutt’i danni, che vengono dietro una cattiva elaborazione di chilo. Così gli Studiosi a poco a poco, sebben dotati di temperamento allegro, diventano malinconici, e Saturnini, così suol dirsi, che i malinconici sono ingegnosi; ma forse meglio direbbesi che gli ingegnosi diventano malinconici, val a dire per essere consumata la parte più spiritosa del sangue intorno alle specolazioni mentali, e restata dentro la parte più fecciosa, e terrestre. (…)  
Sono adunque soggetti a passioni malinconiche per lo piu i Professori di lettere, e tanto piu se dal suo nascimento averanno incontrato un tal temperamento; così si osserva esser eglino gracili di corpo, di brutta cera, di color piombino, fastidiosi e bramosi di star soli, quei sono veramente letterati. In oltre poco a poco divengon soggetti alla debolezza di vista; poiche leggendo, e scrivendo con occhio fisso non puo esser a meno che non provino lesione della vista, il qual male n’accrescono mentre scrivono con carattere minuto, cosa solita di quei che hanno l’ingegno sottile. (…)  
Nulladimeno si è fuor di dubbio che coloro, i quali sogliono scrivere minuto, si fanno la vista ancor più corta, e poco, a poco si acquistano la cecità; stanteche in tal guisa l’occhio assuefassi a vedere solamente le cose vicine, e la tunica retina da tale assuefazione si ferma in sito piu lontano dalla pupilla, e s’indura talmente, che quella mobilità che la natura ha dato all’occhio si perde. (…)  
Di più gli studenti leggendo, e scrivendo col capo, e col petto piegato, comprimono lo stomaco, e ‘l pancrear, dalla cui compressione lo stomaco riceve lesione, e ne vien impedito il corso libero pei suoi dutti al corso del succo pancreatico, donde dappoi l’economia delle viscere naturali si perturba; un tal istagno del succo pancreatico a motivo della suddetta situazione il Doleo (encycl. Med. L. 3, de morb. abd. c. 11) lo considera come nocivo assai nelle malattie ipocondriache. La nefritide dunque, e l’artritide, che van dietro alla vita sedentaria, si fan compagne delle malattie de’ letterati. (…)” 
Dopo aver citato e discusso Plinio dalla Historia Naturalis (Atque etiam morbus est per sapientiam mori), Platone dal Timeo e Ippocrate, il Ramazzini sostiene, sulla scorta del sapere degli Antichi, che la troppa cura dell’anima (a cui compete il pensiero) non può che indebolire il corpo, con le conseguenti malattie, debolezza, atrofia e vecchiaia anticipata. 

Altri mali colpiscono alcune particolari categorie di intellettuali, come predicatori, filosofi che assiduamente disputano nelle scuole, avvocati e, soprattutto, i Professori dello Studio di Padova, i quali lamentano dolori al petto, voce roca, affanno e asma a causa del continuo parlare a voce alta nelle aule. I politici, poi, spossati dal servizio del Principe, sono assai soggetti all'ipocondria (non si tratta ovviamente dei politici come li intendiamo e conosciamo oggi). 
"Non meno cattiva messe di malattie raccolgono da' suoi studi i Poeti, i Filosofi, i Teologi, tutti gli Scrittori, e gli altri Letterati, occupati circa gli ufizj della mente. I Poeti specialmente a motivo delle idee fantastiche, le quali rivolgono giorno, e notte nella mente, sono storniti, fastidiosi, gracili, come dimostrano i ritratti de' medesimi". 
Questi ingegni sono spesso destinati a morte prematura, come successe ad esempio a Pico della Mirandola. 
"I Mattematici, poi, che sono forzati a tener l'animo separato da' sensi, e quali dal commercio del corpo, per contemplare, e dimostrare, cose astrusissime, e lontane da materialità, quasi tutti sono sbalorditi, pigri, sonnolenti, e come forestieri delle cose del mondo. Perciò bisogna forzatamente che le parti tutte, è tutto il corpo illanguidisca da un certo torpore, non alteramente, che un condannato a perpetua oscurità. Atteso che mentre la mente sta attenta a tali studi, tutta la luce animale n'è rinchiusa nel centro, e si espande per illuminare le parti esterne. Ne' Professori di tal sorta ha luogo di fatto quell'Oracolo d'Ippocrate (1, de dieta, n. 5) Lux orco, tenebrae Iovi: perché mentre il lume degli spiriti si va rivolgendo nelle pari più recondite del cervello, è forza che le parti esterne siano in tenebre, e torpidezza.  
Del resto essendo cotanto utile a ben pubblico, che le persone di senno, e letterate stiano in buona sanità, n'è cosa giusta, che per quanto sia possibile, si conservi la salute de' letterati, e qualora decada dal suo buono stato, vi venga rimessa. (...) Procurino di stare in aria pura, e sana lungi dalle acque stagnanti, e dalla paludi, e da' venti da Ostro, perché così facendo più puri saranno gli spiriti animali, stromenti principali delle operazioni dell'intelletto. (...)  
Perciò ad essi è cosa sana la villeggiatura, e il godere di un'aria più aperta, e variare la maniera di vivere, cioè talor essere in campagna, talor in città temperando così la frequenza del popolo con la solitudine (...). Debbon in oltre riguardarsi da venti gagliardi principalmente dallo Scirocco, e dalla Tramontana, dal freddo dell'inverno difendendo il corpo tutto, ma in specie la testa". 
A questo proposito il Ramazzini loda la moda delle parrucche, che acquistano così un valore salutare oltre che estetico. Riguardo alla dieta, i consigli per i Letterati sono quello di mangiare senza mescolare troppe varietà di cibo, di bere "caccolata" per contrastare la tendenza malinconica, di bere vino, ma senza esagerare. 
"In quanto al governo delle altre cose, per ischivare gl'incomodi del troppo sedere, e star in pie, ogni giorno dovranno fare un moderato esercizio di corpo, se però l'aria sia pura, e serena, e quieti i venti; le fregagioni piacevoli ancora potranno mettersi in uso più frequentemente sì per conservare, che per promuovere la traspirazione, un bagno ancora d'acqua dolce, in specie d'estate quando l'atrabile molesta i letterati, si è molto proficuo: stanteche l'acredine degli umori, in tal guisa si rattempera, e le viscere si ammolliscono. Il tempo più acconcio per bagnarsi sarà su la sera, dappoi potrà prendersi l'alimento, e andar a letto, mercecche gli antichi tenevano questo costume, e quell'ordine. (...)"

Quanto al tempo in cui dedicarsi allo studio, è preferibile la mattina, e non subito dopo aver mangiato, mentre la notte è sconsigliata, sia perché nell'ordine delle cose è fatta per il sonno, sia perché le candele possono sprigionare vapori che danneggiano gli umori del cervello. È consigliato lo studio in una camera grande e ben areata, anche d'inverno, quando ci si opporrà al freddo coprendosi abbondantemente. 
"I letterati dunque applichino bensì agli studj, ma con moderatezza, né con tanta applicazione siano occupati nella coltura dell'animo, da trascurare la cura del corpo, ma tenghino la via di mezzo, in guisa che l'anima e il corpo convivendo fedelmente insieme quali ospite, e albergatore, l'uno soccorra l'altro non già scambievolmente si logorino".
In quanto insegnante di matematica con velleità letterarie, avverto tutti i sintomi descritti, e voi?