
Non stupisce che, nelle pubblicazioni di critica della letteratura contemporanea, l’opera di chi si è opposto costantemente ai crimini commessi dai comunisti italiani durante la guerra e nei cinquant’anni successivi di ininterrotto esercizio del potere sia stata finora colpevolmente ignorata. Feudo della sinistra, il mondo intellettuale non ha mai perdonato chi ha cercato, spesso pagando di persona, di alzare la voce contro questa supremazia culturale sorretta dalle molotov e dai rubli. Ogni branca della cultura e delle arti ha avuto le sue vittime, i suoi martiri della libertà, da Buzzanca nel cinema a Pingitore nel teatro, solo per fare alcuni nomi. La più illustre vittima di questa conventio ad excludendum è però stata l’opera poetica di Sandro Bondi. Solo oggi, ritrovata la Libertà, il suo Popolo può finalmente apprezzare una considerevole parte del patrimonio culturale italiano occultato per anni sotto un vergognoso drappo rosso.
Già militante del P.C.I., per il quale fu sindaco di Fivizzano (MS), il Bondi si è reso ben presto conto del suo errore, approdando da tempo ad altri lidi, dove ha anche trovato il conforto della fede. Di animo sensibile, introverso e riflessivo, poco uso alla rissa e alle sguaiatezze della politica nostrana, recentemente è giunto al più alto Ufficio della cultura italiana, ultimo approdo della sua navigazione politica da oriente a occidente, dall’oppressione alla libertà. Così, dal loro soggiorno in Elicona, le Muse hanno voluto premiare un loro servo fedele, da tempo dedito, su loro ispirazione, alla poesia amorosa. Dapprima passatempo innocuo e solitario, o al massimo da condividere con pochi e scelti amici, la poesia bondiana, complice il prestigioso (e coraggioso) settimanale letterario Vanity Fair, è divenuta di pubblico dominio, facendo scoppiare un caso. Critici e lettori, stanchi di procellose avanguardie, di sperimentalismi di maniera e di manie di sperimentazione, hanno potuto finalmente cullarsi nella placida risacca del verso essenziale del Bondi, che affascina per la sua costruzione semplice e ispirata: sostantivo + aggettivo. E tutti, nel fresco e ripetuto sciacquio delle onde, si sono posti sull’Autore la stessa ferale domanda: “Ma Bondi, ci è o ci fa?”
Il Poeta, prendendo le distanze dall’impostazione tutta ideologica di Rodari, sposa la lezione di una maestra di letteratura per l’infanzia quale fu Cristina D’Avena. Egli non ha perso l’incanto con il quale un bambino guarda il mondo attraverso la sua quotidianità. E la quotidianità di Bondi è la politica, con le sue persone, gli amici, le donne, i valori della famiglia. La sua scelta stilistica, solo apparentemente ingenua, è al contrario pienamente consapevole: il verbo, l’avverbio, il pronome sono inutili complicazioni intellettualoidi. Il discorso poetico deve essere semplice come quello di un bambino, perché il Popolo è tale e ha diritto anch’esso di accostarsi alle alte vette della Poesia.
Non stupisce quindi che i pochi fortunati che hanno avuto modo di accedere alle sue ultime fatiche, ancora inedite, parlino di un’ulteriore evoluzione del Nostro verso il linguaggio dell’infanzia più precoce, per avvicinare larghi strati di popolazione che la scuola pubblica ha colpevolmente tenuto sulle soglie dell’analfabetismo poetico privilegiando l’indottrinamento ideologico. Così il lessico si ingrandisce assieme ai potenziali destinatari e abbonda di pappa, mamma, cacca, puci-puci, tata, nghé, papà, pupù e altri ripetuti balbettii in un programmatico rimbambimento semantico e metodologico. Siamo in fremente attesa di vedere l’inchiostro asciugarsi sulla carta.
Ma è tempo che il critico si faccia da parte e lasci la parola al Poeta.
Amici
Per le nozze di Elio Vito
Fra le tue braccia magico silenzio.
Fra le tue braccia intenerito ardore.
Fra le tue braccia campo di girasoli.
Fra le tue braccia sole dell’allegria.
A Giuliano Ferrara
Antro d’amore.
Rombo di luce.
Parole del sottosuolo.
Fiume di lava.
Ancora di salvezza.
A Walter Veltroni
Tenero padre,
madre dei miei sogni.
Anima ulcerata.
Figlio mio ritrovato.
A Fabrizio Cicchitto (la più famosa)
Viviamo insieme
questa irripetibile esperienza
con passione politica
autentica,
con animo casto
e con la sorpresa
dell’amicizia.
Ci mancheremo
quando verrà il tempo nuovo
e ci rispecchieremo finalmente
l’un nell’altro.
E ci mancherà
anche quello che non
abbiamo vissuto assieme
fra i banchi della scuola,
nell'adolescenza inquieta,
e nell'età in cui non si ama.
La mia fede
è la tenerezza dei tuoi sguardi.
La tua fede
è nelle parole che cerco.
Donne
Ad una misteriosa commessa della Camera
Dolente fulgore.
Mite regina.
Misteriosa malia.
Polvere di stelle.
A Michela Vittoria Brambilla
Ignara bellezza.
Rubata sensualità.
Fiore reclinato.
Peccato d’amore.
A Stefania Prestigiacomo
Luna indifferente.
Materna sensualità.
Velo trasparente.
Severo abbandono.
Ad Anna Finocchiaro
Nero sublime.
Lento abbandono.
Violento rosso.
Fugace ironia.
Bianco madreperla.
Intrepido mistero.
La famiglia
A Gabriella (la moglie)
Dolcissimo Padre.
Amore unico.
Corazza dello spirito.
Roccia di lava.
Anima fuggitiva.
A Francesco (il figlio)
Mi calmavi
fingendo di dormire.
Sembravi tranquillo,
ma ti asciugavi
le lacrime.
Padre di tuo papà,
come sarà
nel momento dell’addio
Il Salvatore
A Silvio
Vita assaporata.
Vita preceduta.
Vita inseguita.
Vita amata.
Vita vitale.
Vita ritrovata.
Vita splendente.
Vita disvelata.
Vita nova.
A Rosa Bossi in Berlusconi
Mani dello spirito.
Anima trasfusa.
Abbraccio d’amore
Madre di Dio.
A Veronica Lario in Berlusconi*
Bellezza del soccorso,
sensuale ironia,
vigore dell’amore,
intrepida solitudine.
*Sembra che quest’ultima opera sia stata rinnegata dall’Autore, che ieri ha affermato di non averla mai scritta. Si tratterebbe invece di un perfido falso architettato da Asor Rosa. Il Bondi si è affrettato a divulgare il testo originale, che riporto in anteprima:
A Miriam Raffaella Bartolini
Infamia dell’indifferenza,
banale seriosità,
morbo della malevolenza,
pavida Unità.
Già militante del P.C.I., per il quale fu sindaco di Fivizzano (MS), il Bondi si è reso ben presto conto del suo errore, approdando da tempo ad altri lidi, dove ha anche trovato il conforto della fede. Di animo sensibile, introverso e riflessivo, poco uso alla rissa e alle sguaiatezze della politica nostrana, recentemente è giunto al più alto Ufficio della cultura italiana, ultimo approdo della sua navigazione politica da oriente a occidente, dall’oppressione alla libertà. Così, dal loro soggiorno in Elicona, le Muse hanno voluto premiare un loro servo fedele, da tempo dedito, su loro ispirazione, alla poesia amorosa. Dapprima passatempo innocuo e solitario, o al massimo da condividere con pochi e scelti amici, la poesia bondiana, complice il prestigioso (e coraggioso) settimanale letterario Vanity Fair, è divenuta di pubblico dominio, facendo scoppiare un caso. Critici e lettori, stanchi di procellose avanguardie, di sperimentalismi di maniera e di manie di sperimentazione, hanno potuto finalmente cullarsi nella placida risacca del verso essenziale del Bondi, che affascina per la sua costruzione semplice e ispirata: sostantivo + aggettivo. E tutti, nel fresco e ripetuto sciacquio delle onde, si sono posti sull’Autore la stessa ferale domanda: “Ma Bondi, ci è o ci fa?”
Il Poeta, prendendo le distanze dall’impostazione tutta ideologica di Rodari, sposa la lezione di una maestra di letteratura per l’infanzia quale fu Cristina D’Avena. Egli non ha perso l’incanto con il quale un bambino guarda il mondo attraverso la sua quotidianità. E la quotidianità di Bondi è la politica, con le sue persone, gli amici, le donne, i valori della famiglia. La sua scelta stilistica, solo apparentemente ingenua, è al contrario pienamente consapevole: il verbo, l’avverbio, il pronome sono inutili complicazioni intellettualoidi. Il discorso poetico deve essere semplice come quello di un bambino, perché il Popolo è tale e ha diritto anch’esso di accostarsi alle alte vette della Poesia.
Non stupisce quindi che i pochi fortunati che hanno avuto modo di accedere alle sue ultime fatiche, ancora inedite, parlino di un’ulteriore evoluzione del Nostro verso il linguaggio dell’infanzia più precoce, per avvicinare larghi strati di popolazione che la scuola pubblica ha colpevolmente tenuto sulle soglie dell’analfabetismo poetico privilegiando l’indottrinamento ideologico. Così il lessico si ingrandisce assieme ai potenziali destinatari e abbonda di pappa, mamma, cacca, puci-puci, tata, nghé, papà, pupù e altri ripetuti balbettii in un programmatico rimbambimento semantico e metodologico. Siamo in fremente attesa di vedere l’inchiostro asciugarsi sulla carta.
Ma è tempo che il critico si faccia da parte e lasci la parola al Poeta.
Amici
Per le nozze di Elio Vito
Fra le tue braccia magico silenzio.
Fra le tue braccia intenerito ardore.
Fra le tue braccia campo di girasoli.
Fra le tue braccia sole dell’allegria.
A Giuliano Ferrara
Antro d’amore.
Rombo di luce.
Parole del sottosuolo.
Fiume di lava.
Ancora di salvezza.
A Walter Veltroni
Tenero padre,
madre dei miei sogni.
Anima ulcerata.
Figlio mio ritrovato.
A Fabrizio Cicchitto (la più famosa)
Viviamo insieme
questa irripetibile esperienza
con passione politica
autentica,
con animo casto
e con la sorpresa
dell’amicizia.
Ci mancheremo
quando verrà il tempo nuovo
e ci rispecchieremo finalmente
l’un nell’altro.
E ci mancherà
anche quello che non
abbiamo vissuto assieme
fra i banchi della scuola,
nell'adolescenza inquieta,
e nell'età in cui non si ama.
La mia fede
è la tenerezza dei tuoi sguardi.
La tua fede
è nelle parole che cerco.
Donne
Ad una misteriosa commessa della Camera
Dolente fulgore.
Mite regina.
Misteriosa malia.
Polvere di stelle.
A Michela Vittoria Brambilla
Ignara bellezza.
Rubata sensualità.
Fiore reclinato.
Peccato d’amore.
A Stefania Prestigiacomo
Luna indifferente.
Materna sensualità.
Velo trasparente.
Severo abbandono.
Ad Anna Finocchiaro
Nero sublime.
Lento abbandono.
Violento rosso.
Fugace ironia.
Bianco madreperla.
Intrepido mistero.
La famiglia
A Gabriella (la moglie)
Dolcissimo Padre.
Amore unico.
Corazza dello spirito.
Roccia di lava.
Anima fuggitiva.
A Francesco (il figlio)
Mi calmavi
fingendo di dormire.
Sembravi tranquillo,
ma ti asciugavi
le lacrime.
Padre di tuo papà,
come sarà
nel momento dell’addio
Il Salvatore
A Silvio
Vita assaporata.
Vita preceduta.
Vita inseguita.
Vita amata.
Vita vitale.
Vita ritrovata.
Vita splendente.
Vita disvelata.
Vita nova.
A Rosa Bossi in Berlusconi
Mani dello spirito.
Anima trasfusa.
Abbraccio d’amore
Madre di Dio.
A Veronica Lario in Berlusconi*
Bellezza del soccorso,
sensuale ironia,
vigore dell’amore,
intrepida solitudine.
*Sembra che quest’ultima opera sia stata rinnegata dall’Autore, che ieri ha affermato di non averla mai scritta. Si tratterebbe invece di un perfido falso architettato da Asor Rosa. Il Bondi si è affrettato a divulgare il testo originale, che riporto in anteprima:
A Miriam Raffaella Bartolini
Infamia dell’indifferenza,
banale seriosità,
morbo della malevolenza,
pavida Unità.
AGGIORNAMENTO DEL 15 LUGLIO 2009: Ai cultori ed estimatori del Vate consiglio la lettura delle opere di una sua ignara e prona parodista: Ellekappa, che prosegue qui.
ottimo come lassativo
RispondiEliminaGià conoscevo qualcosa ma adesso mi sento come illuminato (specialmente quella sulla madre di Dio).
RispondiEliminaGrazie Pop
Enrico
p.s. Avrà già nel cassetto l'ode funebre?
Popinga dopo la lettura di questo post io potrei innamorarmi. Non di Bondi bensì dell'autore del post.
RispondiEliminaGrazie davvero di cuore.
Beatrice
giovanotto,
RispondiEliminami compiaccio per la recensione, davvero ben scritta, tanto da indurmi a suggerire al Poeta di offrire la sua Opera ai tipi della Stacchia; credo che neanche il Corca sia mai giunto a certe altezze (e latitudini).
Con viva cordialità,
cav. Marcello Stacchia
Grazie Cavaliere. Ho saputo che anche lei è sceso in campo, per interposta persona di considerevoli doti nascoste. Sappia che un suo eventuale successo politico troverà in me un prostrato leccapiedi in cerca di prebende, com'è tradizione nel nostro amato Paese.
RispondiEliminaQuella mite finezza di poeta... che alto spirito... che sentimenti---
RispondiEliminache miseria
http://setolleratequesto.wordpress.com/2009/07/17/bondage
I crimini dei comunisti, il militante del PCI che approda ad altri lidi, l'animo sensibile, le Muse, la scelta delle liriche... Complimenti per il simpaticissimo post ;-)
RispondiEliminaQualcuno che ha scelto il nome di Delatore mi accusa di aver copiato l’articolo da uno analogo scritto circa un anno prima da Gamberorotto (http://gamberorotto.com/miscellanea/sandro-bondi-poeta/). Ho già dato ampio mandato agli avvocati Ghidini, Pecorella, Previti, Sarti, Burgnich, Facchetti, Bedin, Guarneri, Picchi di procedere per diffamazione. Si tratta evidentemente di una volgare montatura comunista per screditarmi agli occhi dei miei lettori. Non può l’anima gentile del buon Popinga essere rimasta colpita da una musica udita e rimasta a livello subliminale? Secondo Carl Gustav Jung si ha criptomnesia quando una persona ricorda erroneamente di aver avuto un’idea che in realtà non è sua. Il suo plagio non è dovuto a intenzione, ma a una distorsione nel meccanismo della memoria. Nel mondo della musica capita di frequente: anche in quello dei blog, forse.
RispondiEliminaCosa posso dire? Non ci credo! Mai visto, sentito e letto un coglione di tal fatta.
RispondiEliminaa sti cazzi...
RispondiEliminaA ri-'sti cazzi.
RispondiEliminaGiuliano Ferrara: antro d'amore...
RispondiEliminaNon si può dire che gli manchi una certa potenza evocativa.
O_O
RispondiEliminaLa poesia mi ha sempre affascinato e, leggendo qui e là che Sandro Bondi scrive poesie, ho sempre pensato che quelle che gli attribuivano fossero in realtà delle parodie. Oggi ho fatto un giro sui vari siti (questo è stato il primo e non l'ho preso sul serio) e ho scoperto che sono proprio quelle VERE!!!!
RispondiEliminaHo notato anche che gli stessi versi sui "girasoli" e "il sole dell'allegria" li trovi sia per le nozze di Vito che nel bavoso epitaffio a Berlusconi. Vito ha sposato Berlusconi?
Berlusconi a un matrimonio vuol essere lo sposo e a un funerale il morto. Penso che il povero Bondi si sia un po' confuso, in fondo sia Vio che Noemi sono di Napoli.
RispondiEliminaquesta è poesia?'un'accozzaglia di parole astrutturate e senza senso poetico e materiale?se basta un pò di anticomunismo(folgorato come saulo sulla via di damasco è stato il buon sandro)ed un faccione pacioso per fare un poeta,allora son contento che almeno nessuno stampi questi scempi assurdi
RispondiEliminache chifezza!!!
RispondiEliminae questa la chiamano pure poesia??? :O
RispondiEliminaMMhhh...
RispondiEliminaquindi per essere Poeti basta mettere insieme delle parole a caso ?
ora ci provo anch'io...
grazie di esistere ...era un tot che zelig non mi faceva ridere .
RispondiElimina(beata ignoranza )
spero solo che sia uno scherzo!!!!!!
RispondiEliminaOggi apprendo. Oggi conosco. Oggi m'illumino... Grazie Sandro per questo momento di alta poesia. Il prossimo Nobel è già assegnato. Commozione infinita.
RispondiEliminaMichela Vittoria Brambilla: "ignara bellezza". Capolavoro!
RispondiEliminaOde a zio Fester...
RispondiEliminaIl Sonetto di Sandro Bondi.
RispondiEliminaA nessuno, noi in Italia, siam secondi
col fido gran poeta e fine artista,
Ministro galoppino, Sandro Bondi,
redento dal trascorso comunista!
Verseggiator leale e paroliere,
che importa se sfrontato trasformista?
Scudier dell’Arcoriano Cavaliere,
che importa se pianista o nepotista?
Al seguito obbediente del Caimano,
devoto damigello, paggio a oltranza
già come Don Chisciotte e Sancho Panza.
Che importa a noi del muro pompeiano
se abbiamo lo staffiere adulatore
palafrenier dell’Unto Del Signore?
Anonimo sonettista, un simil talento non può restare privo del nome di chi lo possiede. Almeno uno pseudonimo...
RispondiEliminaOh Mero che del di Troia cavallo cantasti!
RispondiEliminaOh Bondi che il Cavalier (di Troie) adorasti!
Pompei crollotti in pompa magna fra le mani.
Meschino
Sfidotti il fido fede in Lui adulare.
Passione antigua, antiquo mestiere.
Lo slinguazzar v'è dolce in tanto mare.
Lingua e scioglilingia: A due grandi giornalisti (?)
RispondiEliminaDietro quel palazzo
c'e' un povero cane pazzo
date un pezzo di pane
a quel povero, pazzo cane
Dietro a quel palazzo
c'e' un gran testadicazzo
date due ossettini
al servo minzolini
Al tiggiquattro appare
con lurida facciaccia
si dice giornalista
ma invece è il Suo magnaccia
Levate dal telegiornale
l'esperto del sesso anale
Striscia una biscia
RispondiEliminasull'asse liscia,
striscia il biscione
in televisione.
E tra le cosce
delle bagasce
striscia il baùscia
di quel biscione.
Lasciaci, o viscido,
sciocco marpione:
come vorrei
la tua eviscerazione.
Ok, anonimo/a. Adesso però cambia soggetto. Rischiamo entrambi di essere ripetitivi. A proposito: buon anno!
RispondiEliminanon è colpa di noi anonimi, se il 2011 è così orribilmente simile al 2010....
RispondiEliminaancora un gran giramento di bilie
ma quante benzodiazepine si fa prima di scrivere queste.... queste....come dire... queste..... NON poesie.....
RispondiEliminapoveri Foscolo e Leopardi.....
si stanno rivoltando come trottole
Ma cosa volete da Sandro Bondi, è come sparare sulla Croce Rossa!
RispondiEliminaUn amico mi ha detto: "Vuoi incazzarti , per poi ridere?". Vài a leggere le poesie di Bondi. Ci son venuto e... mi è piaciuto il "Sonetto di Bondi", di anonimo. Quanto a me, probabilmente smetterò di comporre poesie: potrei mai raggiungere le altezze dei voli pindarici bondiani?! Povera Musa!
RispondiEliminama sono delle cagate pazzesche!
RispondiElimina